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“I turisti sono tutti uguali”: veto di Fdi e Lega al bollino “Lgbt+ friendly” dell’Emilia Romagna


di Mirko Billi e Cristina Rossi

BOLOGNA – Giù le mani dal turismo. La bomba della “questione gender” esplode in Emilia Romagna, che di turismo ne sa qualcosa. E non a caso, a innescare la miccia è la proposta che arriva dalla neo-assessora al Turismo della Regione, Roberta Frisoni: prendendo l’esempio della sua Rimini- che ha già spiagge e hotel dedicati all’accoglienza di famiglie arcobaleno- ha lanciato ieri il progetto per rafforzare l’offerta turistica Lgbt+, attraverso corsi di formazione per operatori, eventi, pacchetti e itinerari ad hoc per questa categoria di ospiti, fino alla certificazione internazionale “Queer Vadis”. Proposta puntualmente bocciata il giorno dopo dai partiti che in viale Aldo Moro a Bologna sono minoranza: Lega e Fratelli d’Italia. I rispettivi consiglieri regionali parlano di una “decisione sconcertante” che discrimina i viaggiatori etero, e ritengono “inaccettabile che una Regione impieghi risorse pubbliche per creare ‘bollini’ e certificazioni esclusive”. Ecco in dettaglio la proposta oggetto di scontro e le reazioni.

L’EMILIA-ROMAGNA CHIAMA GLI OSPITI LGBTQ+, “BOLLINO” A CHI SI FORMA

Hanno un reddito mediamente superiore (del 38%), ma soprattutto fanno diversi viaggi lunghi l’anno, anche quattro o cinque. L’Emilia-Romagna punta sui viaggiatori Lgbtq+ per rafforzare l’offerta turistica, in particolare internazionale, attraverso un progetto di tre anni che porterà alla formazione degli operatori e alla creazione di eventi ad hoc, pacchetti ed itinerari specifici dedicati a questa categoria di ospiti. Le realtà turistiche della regione potranno a quel punto avvalersi della certificazione internazionale Queer Vadis, che definisce le linee guida essenziali, i comportamenti e le buone pratiche da adottare per marketing, vendita, customer-care e accoglienza rivolta alla comunità arcobaleno.

INCLUSIONE ANCHE PER CHI LAVORA IN HOTEL, LOCALI E LIDI

Si parte però dall’inclusività all’interno degli stessi ambienti di lavoro, che siano hotel o altre aziende turistiche, ad esempio sensibilizzando le imprese sulle esigenze dei loro lavoratori, a prescindere dalle loro scelte di vita o identità sessuale. Poi si passerà ad una formazione orientata all’accoglienza dei viaggiatori. Infine, si andranno a creare pacchetti ed itinerari specifici, oltre a tenere un evento internazionale per presentare l’Emilia-Romagna come meta “friendly” per questi turisti. Tutte le strutture che si certificheranno avranno un bollino di riconoscimento. “L’Emilia-Romagna e’ sicuramente un territorio fertile per questo tipo di turismo”, sottolinea Alessio Virgili, ad di Sonders and Beach, gruppo internazionale che si occupa di turismo Lgbtq+ e che affiancherà la Regione nel progetto. L’Emilia-Romagna, sottolinea Virgili presentando oggi il progetto in viale Aldo Moro, “è una destinazione in cui i viaggiatori Lgbtq+ si sentono sicuri, anche a tenersi mano nella mano o a presentarsi coi propri figli, visto che oggi ci sono anche famiglie arcobaleno”.“Quello di cui parliamo oggi”, aggiunge la neo-assessora al Turismo Roberta Frisoni, “è l’accoglienza, su cui la nostra Regione è sempre stata pioniera. Ma la storia non basta. Sappiamo che abbiamo un potenziale enorme di viaggiatori internazionali che ancora non riusciamo a cogliere a pieno. Dobbiamo essere pronti come sistema turistico a raccontare tutta questa accoglienza che abbiamo”. L’obiettivo, precisa ancora l’assessora riminese, “non è mettersi una medaglietta, ma rendere la nostra regione più riconoscibile da questo punto di vista”. In Italia il segmento di mercato del turismo Lgbtq+ vale una cifra vicina ai nove miliardi di euro e il 78% di questi viaggiatori acquista viaggi da aziende specializzate: oltre la meta’, il 52%, preferisce soggiornare in strutture ricettive Lgbtq+ friendly.

LEGA: “EMILIA-ROMAGNA META LGBTQ+? COSÌ DISCRIMINA GLI ETERO”

No all’offerta turistica rivolta ai viaggiatori Lgbtq+. La Lega contesta il progetto annunciato dalla nuova giunta de Pascale per fare dell’Emilia-Romagna una meta prediletta (con tanto di certificazione) per questo segmento di mercato ad alto reddito e propenso a fare più viaggi lunghi nel corso dell’anno. Il consigliere comunale bolognese Matteo Di Benedetto parla infatti di una “scelta ideologica e discriminante e uno spreco di risorse pubbliche. Prima de Pascale afferma che non ci sono soldi ed è necessario aumentare l’Irpef e le altre imposte regionali e poi utilizza risorse pubbliche per promuovere il turismo Lgbt? È una presa in giro ai contribuenti”, afferma il leghista. Inoltre, sempre secondo Di Benedetto, si tratta di una scelta che viola il principio di uguaglianza della Costituzione.”Promuovere il turismo in base all’orientamento sessuale significa discriminare chi ha un orientamento sessuale diverso: prendiamo atto che la ragione Emilia-Romagna intende discriminare chi è eterosessuale. Una scelta che non condividiamo, perché l’orientamento sessuale non dovrebbe essere un elemento considerato nelle scelte amministrative di una regione. Poniamo dubbi anche sulla compatibilità di queste scelte, da un punto di vista giuridico, con il nostro ordinamento. Invitiamo i cittadini di Bologna e dell’Emilia-Romagna, a partire da chi subirà sulla propria pelle gli aumenti, a rendersi conto di come vengono usati i loro soldi”, conclude ancora Di Benedetto.Ma sul tema interviene anche il deputato ferrarese della Lega Davide Bergamini. “Tentare di influenzare ideologicamente il mondo del turismo è sbagliato ed è incredibile che l’Emilia-Romagna stia lavorando su un progetto per sensibilizzare gli operatori di settore sui temi dell’accoglienza ai turisti Lgbtq+”, afferma Bergamini. “Non vorremmo che qualcuno pensasse di trattare i nostri ospiti in base al proprio orientamento sessuale, perché questa sarebbe la prima forma di discriminazione di genere che non possiamo accettare. Sinceramente, siamo fortemente perplessi e facciamo fatica a comprendere l’utilità di questa iniziativa, a meno che non ci siano dietro interessi che non conosciamo ancora”.Per noi, conclude il deputato, il “mercato va sostenuto, tutto, ed è giusto lavorare su una programmazione complessiva che preveda un’ampia scelta di pacchetti e offerte con l’estate alle porte. La Regione lavori piuttosto su questo e non si faccia trovare impreparata in vista della prossima stagione turistica”.

ANCHE FDI CONTRO IL TURISMO “DIVISIVO”

Anche Fratelli d’Italia si scaglia contro il progetto per una offerta turistica Lgbtq+ friendly lanciato dalla Regione Emilia-Romagna. La capogruppo di Fdi in Regione, Marta Evangelisti, parla di una “decisione sconcertante” da parte di viale Aldo Moro. Ancora una volta, secondo la meloniana, la “sinistra ipocrita dimostra di non credere nella vera uguaglianza, scegliendo invece di creare categorie di cittadini trattati in modo differente in base a criteri arbitrari come il reddito o l’orientamento sessuale. Questo è esattamente l’opposto dell’inclusione: è una discriminazione al contrario che va a minare il principio di equità tra i cittadini”.Fratelli d’Italia, dunque, “ritiene inaccettabile che una Regione impieghi risorse pubbliche per creare ‘bollini’ e certificazioni esclusive. È evidente che ogni turista, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale, deve essere accolto con la stessa ospitalità che da sempre contraddistingue l’Emilia-Romagna e l’Italia intera. Non servono formazioni ideologiche per insegnare ciò che è già naturale nel nostro tessuto culturale”. Peraltro, “un un momento in cui la Regione chiede sacrifici ai cittadini con nuove tasse e aumenti di spesa- conclude Evangelisti- è gravissimo che si scelga di destinare fondi e impegno amministrativo a un’iniziativa che non ha altro scopo se non quello di favorire un turismo ‘di parte’. La priorità dovrebbe essere il sostegno alle famiglie, alle imprese in difficoltà e al rilancio generale del settore turistico, senza favoritismi né strategie di marketing divisive”.
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