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Energia, come cambia la geopolitica con Trump?

In poco più di un mese di amministrazione, il reinsediato presidente degli Stati Uniti sta già rovesciando tutto, a cominciare dalla politica estera. I dazi, inoltre, potrebbero minare l’economia europea, che si trova già a rischio per un sostanziale immobilismo. I tanti dubbi e le prospettive future affrontati in un convegno organizzato al Centro Studi Americani da Nazione Futura e World Energy Council. 

Poco più di un mese di amministrazione e Donald Trump ha già rovesciato tutto. L’incredibile dinamismo del reinsediato presidente degli Stati Uniti, soprattutto in politica estera, appare evidente su più fronti: dalle relazioni internazionali alla questione energetica e climatica, l’inversione di tendenza rispetto alle politiche di Joe Biden è molto più netta di quanto si potesse immaginare. Lo dimostrano anche i rapporti con la Russia e la politica energetica, che avranno ripercussioni su un’Europa ancora troppo inerte.

Proprio le conseguenze future, anche e soprattutto dal punto di vista energetico, sono state affrontate in un dibattito tenuto al Centro Studi Americani di Roma, organizzato dal World Energy Council e da Nazione Futura. Rappresentanti politici e istituzionali, ma anche attori economici ed esperti del settore, si sono ritrovati per discutere del radicale cambio di paradigma apportato da Donald Trump e sulle conseguenze che questo avrà sull’Unione europea.

La crisi climatica è un problema che non riempirà le agende dei prossimi anni. L’Europa ha passato cinque anni a inseguire obiettivi un po’ fantasmagorici, diciamo così, e deve tornare rapidamente a guardare ai propri interessi, cosa che Donald Trump fa abbondantemente” – il punto di Chicco Testa, presidente di Assoambiente – “Non abbiamo risolto il problema della sicurezza energetica, abbiamo ridotto le emissioni ma quelle europee ormai sono appena il 6% di quelle mondiali. Dobbiamo domandarci bene dove troveremo noi i materiali per la transizione, come ridurre la nostra dipendenza energetica, ripartire con un programma nucleare. Bisogna ripartire con i piedi molto ben piantati per terra“.

Il quadro attuale appare più incerto che mai: vanno valutate le conseguenze dei dazi annunciati da Trump, ma anche le possibili ripercussioni, dal punto di vista energetico, del progressivo riavvicinamento tra Stati Uniti e Russia e dell’obiettivo dichiarato delle terre rare in Ucraina. La guerra scoppiata nel 2022, tra conseguenze dirette e indirette, ha innescato gravi speculazioni sul mercato internazionale e sul prezzo dell’energia, a cominciare dal gas. C’è comunque una flebile speranza che la situazione possa migliorare?

L’auspicio sarebbe ovviamente che questo possa essere una ‘wake-up call’ per la soggettività europea, che potrebbe emergere finalmente dopo 70-80 anni. In realtà, credo che non ci sia la volontà politica, a dispetto dei summit che si possono fare, degli Stati membri di parlare con una voce sola, giustamente perché la storia e la geografia del Vecchio Continente ci insegnano che appena gli Stati Uniti allentano la presa, noi ricominciamo a farci la guerra. Mi aspetto quindi una bilateralizzazione dei rapporti tra Stati Uniti e i singoli Paesi membri Ue, con primi ministri e presidente che si recano alla Casa Bianca per ottenere concessioni sia sui dazi che sulle capacità di spesa, i due grandi temi su cui Trump sta spingendo nei negoziati non tanto con Bruxelles, ma con le capitali europee” – ha spiegato Greta Cristini, analista geopolitica e reporter – “Sul gas, da italiani, dovremo sperare nelle capacità del cancelliere tedesco in pectore Merz di poter negoziare con la Russia e immaginare un ripristino. Uno degli obiettivi di Trump, così come di Biden, era quello di far cadere definitivamente Nord Stream, facendo così passare l’Europa dalla dipendenza dal gas russo alla dipendenza dal gas americano. Potrebbe però essere un’ottima leva negoziale per la Germania e per la Russia, il nuovo cancelliere tedesco potrebbe utilizzare un nuovo, eventuale ricorso al gas russo, come uno spettro per negoziare con Trump. Non è un caso se il Financial Times ci spiega che funzionari europei, in particolare tedeschi e ungheresi, vorrebbero il reinserimento del gas russo in Europa come condizione per una stabilità e per la pace in Ucraina. Abbassare e rendere stabili i prezzi del gas in Europa darebbe ancora più interesse a mantenere la pace“.

Con l’annuncio dei dazi, l’economia europea si trova ancora più minacciata ma si registra un sostanziale immobilismo di Bruxelles. Occorre trovare senza dubbio una maggiore unità, e nell’ambito europeo potrebbe essere l’Italia a giocare un ruolo importante, nelle politiche comunitarie e in quelle internazionali?

Dobbiamo partire da un dato di realtà: il presidente degli Stati Uniti è Donald Trump, anche se può non piacere come figura e se può essere considerato irrituale nelle sue modalità di comunicazione o di azione. L’Europa deve chiaramente parlare con lui e deve farlo senza avere pregiudizi ideologici come è avvenuto in molte altre occasioni” – ha commentato Francesco Giubilei, presidente di Nazione Futura – “Giorgia Meloni, nonostante le differenze tra il conservatorismo italiano e quello statunitense, ha molti punti in comune con la visione repubblicana americana. Può rappresentare un’occasione di collegamento tra il mondo americano e quello europeo“.

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