14 C
Roma

Il Guardian: “Così Airbnb e Booking aiutano gli israeliani a far soldi con le terre palestinesi rubate”

ROMA – Fittasi villa con piscina privata, terrazza lussureggiante panoramica, camino, tavolo da ping pong, pianoforte. Il sole che sorge direttamente nella camera da letto padronale. E lì in fondo lo spettacolo dei monti della Giudea. Peccato che la villa si trovi in un insediamento israeliano in Cisgiordania, costruito su terreni confiscati ai palestinesi illegalmente secondo il diritto internazionale. Un posto dove solo a una manciata di palestinesi è consentito di entrare, come lavoratori muniti di permessi speciali.
Un’inchiesta interattiva condotta dal Guardian ha scoperto che su due dei portali turistici più popolari al mondo – Airbnb o Booking.com – sono pubblicizzate 760 camere d’hotel, appartamenti e altre soluzioni di affitto per le vacanze negli insediamenti israeliani illegali in Cisgiordania, tra cui Gerusalemme Est.
In pratica, denuncia l’autorevole giornale inglese, non solo ai palestinesi vengono sottratte le proprie terre ma poi vengono anche rivendute grazie all’appoggio delle multinazionali del turismo, garantendo agli usurpatori anche il lucro. Per alcuni si tratta del sistema-Gaza, una specie di piccolo prequel di quel che Trump vorrebbe fare nella Striscia. 
L’esercito israeliano – scrive il Guardian – occupa la Cisgiordania dal 1967: controlla il commercio, i viaggi e la vita dei 2,5 milioni di palestinesi che vi risiedono. La maggior parte dei palestinesi è stata compressa in piccole enclave urbane, dove hanno un autogoverno limitato. Queste aree costituiscono meno del 20% della Cisgiordania. Oltre al controllo di sicurezza israeliano, gli insediamenti ebraici sono sparsi in tutto il territorio. I coloni usano spesso la forza armata per strappare terra dai palestinesi, un atto descritto come crimine di guerra dall’Onu.
Appena a sud di Betlemme si trova uno di questi insediamenti, Tekoa, vicino alla città palestinese di Tuqu’. Mentre infuriava la guerra di Gaza, i coloni hanno rubato terra in Cisgiordania a un ritmo più sempre più veloce. Fondata come base militare nel 1967, Tekoa è cresciuta fino a più di 4.000 residenti. Ha una piscina pubblica, un campo da tennis, una pizzeria e un festival estivo della birra. Ai palestinesi è vietato entrare senza permesso, tranne in rare circostanze. Tekoa ospita anche 17 Airbnb.
Gli host di Airbnb a Tekoa si vantano dello straordinario scenario desertico della zona e della vicinanza alle città storiche di Betlemme e Gerusalemme. I prezzi variano da 100 dollari a 400 dollari a notte e includono servizi di lusso. Gli annunci  lo descrivono come “un insediamento comunitario unico”, “una comunità calda e amorevole” e una “zona tranquilla e accogliente”. Molti dichiarano di essere in Israele quando per il diritto internazionale quelli sono territorio palestinese. Ma Tekoa è solo un esempio.
Ad Avnat, una piccola località turistica sulla costa del Mar Morto fondata su terreni confiscati nel 1983, ci sono 15 Airbnb. Gli annunci offrono “il paradiso” nella “strabiliante bellezza del Mar Morto e del deserto della Giudea”. E una “vacanza rilassante per il corpo e l’anima”. Un sito turistico descrive Avnat come un “insediamento religioso aperto e diversificato” dove “i vicini sono una famiglia”.
Rispondendo ai rilievi del Guardian alcuni host di Airbnb a Tekoa e Avnat hanno accusato il giornale di assumere una visione “unilaterale” e “antisemita”.
E veniamo al ruolo dei due giganti del turismo: Airbnb, scrive il Guardian, normalmente realizza un profitto del 20% sui suoi affitti. Dal 2019 donato i profitti della West Bank all’Institute for Economics and Peace, un’organizzazione non-profit australiana. Ma le organizzazioni per i diritti umani sollevano un’altra critica alle aziende che operano in questi insediamenti: affermano che fare affari in queste aree normalizza una situazione di prevaricazione illegale.
Airbnb è finita sulla lista del movimento Boycott, Divestment and Sanctions, un osservatorio delle aziende internazionali complici delle violazioni israeliane dei diritti dei palestinesi. Ci sono 321 Airbnb negli insediamenti israeliani in Cisgiordania, un terzo di tutti gli Airbnb in Cisgiordania. In totale, il Guardian ha identificato circa 350 proprietà, di cui 321 case, appartamenti o stanze elencate su Airbnb e 26 hotel su Booking.com, in Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, al 30 agosto 2024.
Il Guardian scrive: “Operando negli insediamenti, le multinazionali tra cui Booking.com e Airbnb stanno violando il diritto internazionale”, avvertono gli attivisti per i diritti umani. “Qualsiasi azienda che faccia affari negli insediamenti illegali di Israele sta consentendo un crimine di guerra e contribuendo a sostenere il sistema di apartheid di Israele”, dice Kristyan Benedict di Amnesty International UK. “Con le forze militari e i coloni israeliani che hanno ucciso e ferito un numero enorme di civili palestinesi in Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, negli ultimi 15 mesi, le compagnie turistiche si stanno rendendo complici di un sistema intriso di sangue di crimini di guerra e di repressione sistematica israeliana. I crimini di guerra non sono un’attrazione turistica”.
Sari Bashi, di Human Rights Watch, dice che, consentendo che le proprietà negli insediamenti israeliani fossero pubblicizzate sui loro siti, “Airbnb e Booking.com stanno contribuendo all’accaparramento di terre, a paralizzanti restrizioni di movimento e persino allo sfollamento forzato dei palestinesi nella Cisgiordania occupata e a Gerusalemme Est, abusi che le autorità israeliane commettono per mantenere l’oppressione e il dominio sui palestinesi come parte del crimine contro l’umanità dell’apartheid”.
Airbnb ha annunciato a novembre 2018 che avrebbe rimosso circa 200 annunci nella Cisgiordania occupata, ma la società ha annullato la sua decisione mesi dopo, dopo che gli avvocati israeliani hanno intentato una class action per conto degli host e di altri contro la rimozione degli annunci. La società ha affermato di donare i profitti dell’area a organizzazioni umanitarie.
Un portavoce di Airbnb dice che “dal 2019, Airbnb ha donato tutti i profitti generati dall’attività di host in Cisgiordania a un’organizzazione internazionale senza scopo di lucro. Continueremo con questo approccio come parte del nostro quadro globale sui territori contesi”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.it

ULTIME NOTIZIE

Turchia, Ocalan invita il PKK a deporre le armi

ROMA (ITALPRESS) – In uno storico annuncio tenuto oggi da Istanbul, il leader curdo...

Zeman ricoverato al Gemelli per sospetta ischemia cerebrale

ROMA (ITALPRESS) – Il mondo del calcio in apprensione per le condizioni di salute...

Ricarica auto elettriche, Fastned apre una stazione sulla A4 a Brescia Est

di Viviana Astazi CASTENEDOLO (BRESCIA) - Fastned sbarca in Italia. L’azienda olandese, specializzata nella ricarica...

Incontro Aran-sindacati, Anief chiede di valorizzare comparto scuola

ROMA (ITALPRESS) - Con la prima riunione all'Aran è partita la trattativa con...

Continua a leggere su radioroma.it

NOTIZIE CORRELATE

Turchia, Ocalan invita il PKK a deporre le armi

ROMA (ITALPRESS) – In uno storico annuncio tenuto oggi da Istanbul, il leader curdo...

Zeman ricoverato al Gemelli per sospetta ischemia cerebrale

ROMA (ITALPRESS) – Il mondo del calcio in apprensione per le condizioni di salute...

Ricarica auto elettriche, Fastned apre una stazione sulla A4 a Brescia Est

di Viviana Astazi CASTENEDOLO (BRESCIA) - Fastned sbarca in Italia. L’azienda olandese, specializzata nella ricarica...