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I disabili mentali in Argentina si chiameranno “ritardati”, “idioti” o “imbecilli”: la decisione choc del governo Milei


BOLOGNA – Le persone affette da disabilità cognitive in Argentina verranno chiamate “ritardati”, con sfumature linguistiche, a seconda dei disturbi, che vanno da “imbecille” a idiota” passando per “mentalmente debole”: è la decisione choc del governo di Javier Milei, come risulta da un documento pubblicato sulla Gazzetta ufficiale, che spiega le novità relative a un cambiamento nella terminologia utilizzata a livello scientifico. Si tornerà dunque a utilizzare vocaboli come “ritardo mentale”. La scelta di adottare nuovi termini per classificare le disabilità mentale si lega all’adozione di “nuovi criteri” per valutare le disabilità psico-fisiche per ottenere le indennità di invalidità. Per ottenere il certificato di invalidità, dunque, va accettata l’etichetta di “imbecille”, o “ritardato”. Di questi nuovi criteri si parla in un decreto del governo che il 14 gennaio ha approvato una riforma dell’Andis, l’agenzia nazionale che si occupa di disabilità. La questione della terminologia era in documento allegato alla riforma, una risoluzione, che in un primo era passato inosservato.

DA “IDIOTA” A “IMBECILLE”

Le nuove etichette che indicano i vari “ritardi mentali” sono diverse: “idiota” sta per una persona che non sa leggere né scrivere, oppure “non sa cosa sia il denaro, non controlla i propri sfinteri, non soddisfa i propri bisogni primari”, e non è autosufficiente. C’è poi “imbecille”, previsto per chi anche se non sa scrivere né leggere è in grado di “soddisfare i propri bisogni primari ed è in grado di svolgere compiti rudimentali”. Ci sono poi varie sfumature che vengono classificate con termini come “mentalmente debole”, dove la debolezza mentale può essere “profonda”, “moderata” o “lieve”.

IL RITORNO AL PASSATO

Questi stessi termini comparivano in un decreto che venne approvato in Argentina nel 1988 dal presidente ultraliberale Carlos Menem. Vennero poi mandati in pensione una decina di anni dopo, scegliendo di aggiornare i criteri e allinearli a quelli stabili dalle Nazioni unite. Milei, eletto a novembre, non ha mai nascosto una certa ammirazione e ispirazione verso Menem.

LE PROTESTE: “ABROGARE IL DECRETO”

La novità decisa dal governo guidato dall’ultraliberista eletto a fine novembre si è diffusa in queste ore e ha suscitato indignazione in Argentina ma anche negli altri paesi del mondo. È talmente aberrante che sembra di primo acchito una notizia non vera. Diverse organizzazioni della società civile hanno già chiesto al governo Milei di abrogare il decreto: tra queste l’Associazione civile per l’Eguaglianza e la Giustizia (Acij), la Rete per i diritti delle persone disabili (Redi), il Centro di Studi legali e sociali (Cels), e l’Assemblea permanente per i diritti umani (Apdh). 

“ABERRANTE E CONTRARIO ALLE INDICAZIONI DELLA COMUNITÀ SCIENTIFICA”

Di “aberrante modifica della terminologia scientifica legata ai problemi dello sviluppo neurologico” ha parlato la psichiatra Silvia di Segni, docente del dipartimento di Salute Mentale della Facoltà di Medicina dell’Università di Buenos Aires La docente, in un’intervista, ha spiegato che si tratta di termini del tutto contrari a quelli previsti dalla comunità scientifica argentina, che si muove sulla scorta di quanto previsto nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM), utilizzato in gran parte del mondo occidentale.
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