Le università britanniche sono state avvisate di sottoporre le valutazioni a degli “stress test”, perché sempre più studenti utilizzano l’intelligenza artificiale generativa nei loro studi
Intelligenza artificiale sempre più utilizzata per studiare. Le università inglese corrono ai ripari sottoponendo le valutazioni dei compiti a degli “stess test”, per verificarne la validità. La decisione arriva dopo un sondaggio condotto su oltre 1.000 studenti, sia nazionali che internazionali, che ha rilevato un “aumento esplosivo” nell’uso dell’IA negli ultimi 12 mesi. Quasi nove su 10 (88%) nel sondaggio del 2025 hanno affermato di aver utilizzato strumenti come ChatGPT per le loro valutazioni, in aumento rispetto al 53% dell’anno scorso.
Aumento nell’ultimo anno
In particolare la percentuale di coloro che utilizzano strumenti di intelligenza artificiale è aumentata dal 66% nel 2024 al 92% nel 2025, il che significa che solo l’8% degli studenti non utilizza l’intelligenza artificiale.
Intelligenza artificiale per produrre contenuti
Gli studenti affermano di utilizzare l’IA per spiegare concetti, riassumere articoli e suggerire idee di ricerca, ma quasi uno su cinque (18%) ha ammesso di includere testo generato dall’intelligenza artificiale direttamente nel proprio lavoro. Il motivo? Fa risparmiare loro tempo per il 51% e migliora la qualità del loro lavoro per il 50%. I principali fattori che dissuadono gli studenti dall’usare l’IA sono il rischio di essere accusati di cattiva condotta accademica e la paura di ottenere risultati falsi o parziali.
Differenze di genere e sociali
Le donne sono più preoccupate sui rischi dell’intelligenza artificiale rispetto agli uomini, che mostrano invece un maggiore entusiasmo. Entusiasmo mostrato anche dagli studenti più abbienti e da quelli iscritti a corsi di laurea in scienze, tecnologia, ingegneria e matematica (Stem). Secondo il sondaggio, metà degli studenti provenienti dai contesti più privilegiati ha utilizzato l’IA per riassumere gli articoli, rispetto al 44% proveniente dai contesti meno privilegiati. Il divario digitale che era stato identificato nel 2024 sembra essersi ampliato.
La risposta delle università
Gli studenti ritengono che le loro università abbiano risposto in modo efficace alle preoccupazioni sull’integrità accademica, con l’80% che afferma che la politica della propria istituzione è chiara e il 76% ritiene che il proprio ateneo individuerebbe l’uso dell’IA nelle valutazioni. Tuttavia solo un terzo (36%) degli studenti ha ricevuto formazione sulle competenze di IA dalla propria università.
Formazione sull’IA
Un portavoce di Universities UK, l’organizzazione di advocacy per le università nel Regno Unito, ha affermato: “Per formare in modo efficace la forza lavoro di domani, le università devono preparare sempre di più gli studenti a lavorare in un mondo che sarà plasmato dall’intelligenza artificiale, ed è chiaro che si stanno facendo progressi. Ma devono bilanciare questo con le sfide poste da una tecnologia in rapido sviluppo”.
Le linee guida dell’Unione Europea
Di recente la Commissione Europea ha pubblicato una scheda con le linee guida sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale, specificando cosa è concesso e cosa no. Per quanto riguarda il settore dell’istruzione l’IA può essere impiegata per individuare studenti che copiano durante i test, ma è vietato ogni utilizzo legato al riconoscimento delle emozioni. Inoltre lo strumento può essere impiegato per scopi didattici specifici e per la formazione degli insegnanti, tuttavia non la si può imporre agli studenti.
L’avvertimento di Bill Gates
In una recente intervista Bill Gates, celebre imprenditore e programmatore, ha messo in guardia sui potenziali rischi dell’intelligenza artificiale e non solo. Secondo Gates l’IA è una delle sfide più critiche che il genere umano si trova ad affrontare nell’immediato futuro. Se però il genere umano sarà in grado di gestirla, secondo l’ex CEO di Microsoft l’IA potrebbe colmare i divari presenti nella società di oggi, in particolare il divario culturale, perché renderebbe l’accesso al sapere praticamente gratuito. I rischi principali rimangono il deepfake, la manipolazione delle informazioni e la tutela della privacy.
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