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Canapa, una filiera penalizzata per legge

L’articolo 18 del ddl Sicurezza rischia di mettere in ginocchio, per pura demagogia, un comparto che ha un indotto totale di quasi due miliardi di euro e che dà lavoro a oltre ventimila persone. Eppure, le infiorescenze che verrebbero vietate sono tutto fuorché droghe.

La speranza è di poter modificare la norma quando la discussione arriverà in Senato. Ma intanto, come è noto, c’è un’intera filiera nettamente penalizzata dall’articolo 18 del ddl Sicurezza: quella della canapa, in cui l’Italia è un leader tra i produttori europei e che non ha effetti psicotropi né nocivi per la salute, come certificato ufficialmente anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms). Si tratta infatti di una cannabis a bassissimo contenuto di tetraidrocannabinolo (THC), non psicoattiva, che tra l’altro resterebbe disponibile per i consumatori italiani, che potrebbero acquistarla da altri Paesi europei in virtù della libera circolazione delle merci. Inoltre, l’impatto economico di questa filiera, come accertato da un apposito studio, è tutt’altro che trascurabile.

Dallo studio emerge la presenza di una filiera più ampia di quello che era stato stimato cinque-sei anni fa. C’è un forte aumento della domanda e del consumo di infiorescenza di canapa da inalazione, è un impatto molto importante non solo per quanto riguarda la filiera diretta, quella a contatto con le infiorescenze. E quindi agricoltori, trasformatori e venditori finali” – ha spiegato il dottor Davide Fortin, ricercatore dell’Università di Lille e autore dello studio sull’impatto economico della filiera – “C’è anche tutto un indotto che non tocca il prodotto, ma che ha a che fare con queste aziende, quindi pensiamo alla fase di amministrazione, alla fase di marketing, all’informatica, alla parte legale. C’è un indotto importante che crea un mercato da circa due miliardi di euro, tra diretto e indiretto, e oltre 20 mila posti di lavoro“.

Da sette anni ci battiamo per regolamentare questa filiera, e dopo tutto questo tempo in cui abbiamo lavorato, oggi ci vogliono chiudere. Abbiamo portato oggi i dati: parliamo di due miliardi, parliamo di 20 mila posti di lavoro, ma soprattutto di qualcosa che abbiamo costruito con il know-how, ripopolando borghi abbandonati, riportando i giovani nelle campagne e in un’agricoltura moderna, hi-tech e a bassissimo impatto ambientale. Noi non chiediamo soltanto di ritirare completamente l’art. 18 ed evitare questo divieto, ma chiediamo un supporto che possa consentirci di prendere questo mercato non solo a livello italiano, ma anche internazionale” – il punto di Mattia Cusani, presidente dell’Associazione Nazionale Canapa Sativa Italia – “Proprio come il vino, la canapa può valorizzare i nostri territori, può valorizzare il lavoro artigianale del piccolo agricoltore. In Italia siamo un milione di agricoltori, tutti piccoli, con al massimo cinque ettari di estensione, abbiamo bisogno di queste colture ad alto valore aggiunto, abbiamo bisogno che la canapa possa essere realmente una potenzialità per il mondo agricolo e per i giovani che ci stanno credendo. Gli operatori continueranno a coltivare e a lavorare, sono disposti ad andare fino in fondo in tutte le sedi, dalla Corte Costituzionale alla Corte di Giustizia Europea. Bisogna però supportare le attività che creano e portano valore, è il compito di questo governo. È importante supportare le attività che portano lavoro e innovazione, portando i giovani a voler credere davvero in un futuro migliore“.

Siamo di fronte ad una questione demagogica: siccome il centro-destra vuole dare alcuni segnali politici al proprio elettorato, si accanisce contro un settore che, come ormai sappiamo perfettamente, nulla ha a che fare con il tema delle droghe. Provano a fare questa operazione per raggranellare qualche consenso, senza capire che succederà esattamente il contrario ma soprattutto, faranno malissimo ad un intero settore. Qui stiamo giocando con la vita delle persone, ci sono 15-20 mila addetti e un indotto complessivo da quasi due miliardi. In questa fase di difficoltà economica oggettiva, tra l’altro, fare una scelta del genere vuol dire voler male al nostro Paese. Lo fanno solo per provare a lucrare qualche consenso” – ha spiegato l’onorevole Matteo Mauri, deputato del Partito democratico – “Penso che sia veramente irresponsabile e penso che, con la riapertura del ddl Sicurezza al Senato, ci siano oggi le condizioni per rimettere mano alla norma, cassarla completamente o almeno evitare gli aspetti più deleteri. Chiamiamo fuori il governo e la maggioranza a discutere apertamente del merito di questa questione. Loro devono dimostrare ai cittadini l’indimostrabile, e cioè che questa mossa non produce danni. Invece, è esattamente il contrario“.

L’articolo Canapa, una filiera penalizzata per legge proviene da Notizie da TeleAmbiente TV News.

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