“Negoziare sì ma da una posizione di forza”, è questo il messaggio di Farmindustria alla politica italiana nel giorno in cui si attende l’annuncio ufficiale dei dazi Usa sul settore farmaceutico europeo.
ll presidente di Farmindustria, Marcello Cattani, durante l’evento ‘Ricerca e futuro’, in riferimento ai dazi statunitensi, ha ricordato che gli Stati Uniti importano 11 miliardi di farmaci made in Italy mentre l’Unione europea nel complesso esporta ben 158 miliardi di farmaci nel mondo. Date queste misure di grandezza gli Usa non possono fare a meno dell’Unione per ottenere il proprio fabbisogno di medicine, quindi la posizione di forza va sfruttata nelle trattative con il presidente statunitense.
Il punto è che se i dazi sulle medicine fossero confermati i cittadini statunitensi inizierebbero a non trovare più i farmaci in farmacia con aumento dei pochi farmaci disponibili e l’aumento generale del costo delle cure, già elevato negli Usa. Una situazione che al presidente Trump conviene scongiurare.
Secondo le stime diffuse dalla stessa Farmindustria l’applicazione di dazi e contro-dazi al 25% sui farmaci tra Stati Uniti e Paesi dell’Unione potrebbe costare al settore 76,6 miliardi di dollari per le aziende, 2,5 di questi ricadrebbero sulle imprese farmaceutiche che operano in Italia.
I numeri di un’analisi dell’economista sanitario Fabrizio Gianfrate, riportati da Agenzia Ansa, rilevano che gli Stati Uniti “movimentano farmaci per un valore di 306,4 miliardi di dollari: 94,4 miliardi di import e 212 di export verso il resto del mondo. Se l’ipotesi di dazi reciproci al 25% fosse confermata, ciò si tradurrebbe in un trasferimento complessivo di 76,6 miliardi dall’industria agli Stati: 23,6 nelle casse dell’erario Usa e 53 in quello degli altri Paesi.”
Come riportato dal Sole 24 ore Cattani ha dichiarato di essersi confrontato sul punto con il ministro Tajani: “Si sta lavorando per cercare una negoziazione politica che auspicabilmente tenga fuori i farmaci dalla global tariff, rispetto a un impatto immediato che avrebbero i cittadini americani in termini di carenza di farmaci, di aumento di costi, di aumento dell’inflazione e di isolamento con un effetto ancor più forte sulla Cina, di crescita e di attrattività degli investimenti. Il presidente Xi sono giorni e giorni che accoglie i Ceo di multinazionali del Tech e del biofarmaceutico invitandoli ad andare in Cina. E la Cina ha fatto esattamente questo: ha messo 600 miliardi di dollari nel 2022 in dieci anni con una regolamentazione sulla protezione dei dati e sulla marketing exclusivity al pari degli Stati Uniti. Questa e’ la competizione globale sulla salute: in Europa siamo in ritardo ma siamo ancora in tempo per recuperare’”.
‘Se oggi in Italia 1 milione di persone in più sopravvive dopo una diagnosi di tumore in dieci anni, se in 20 anni la mortalità totale è diminuita del 25% e quella per patologie croniche del 35%, se più di 270 mila persone sono guarite dall’epatite C, se sono disponibili oltre… pic.twitter.com/Vd9sKgdFgN
— Farmindustria (@FarmindustriaTW) April 2, 2025
L’articolo Farmindustria: “Gli Usa importano 11 miliardi di farmaci made in Italy trattiamo sui dazi da posizione di forza” proviene da Notizie da TeleAmbiente TV News.