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Roma

La svolta green dell’Ambasciata svizzera a Roma

In un’intervista a TeleAmbiente, l’ambasciatore di Svizzera in Italia Roberto Balzaretti, ha raccontato come questo progetto rappresenti un modello virtuoso di transizione green nel cuore della Capitale.

Roma è la città dei palazzi del potere e delle ambasciate. Alcune di esse sono ospitate in ville storiche che vanno preservate e che sono, allo stesso tempo, teatro di interventi di innovazione e sostenibilità. L’ambasciata svizzera a Villa Monticello ha infatti intrapreso un ambizioso restauro, capace di unire il fascino del passato all’impegno per il futuro, grazie a una serie di interventi che hanno portato, tra le altre cose, all’installazione di un impianto geotermico all’avanguardia per dire addio ai combustibili fossili e riscaldare gli ambienti in maniera sostenibile.

Signor ambasciatore, intanto grazie mille per averci invitati qui a casa sua, la sede dell’ambasciata svizzera a Roma, a Villa Monticello, che negli ultimi tempi è stata interessata da una importante ristrutturazione che ha guardato anche all’aspetto energetico. Perché è stata importante nell’ottica della transizione ecologica ed energetica?

Benvenuti a Villa Monticello che è la sede dell’ambasciata da quasi un secolo, dal 1937. In effetti negli anni scorsi si è proceduto a un restauro completo dell’edificio, dei giardini, per contribuire in un certo modo alla biodiversità e soprattutto a un rifacimento totale del sistema energetico. Prima avevamo idrocarburi e ora abbiamo un sistema di termopompe con delle sonde geotermiche che scendono fino a 200 metri nella terra e che permettono, grazie a funzionamenti molto sofisticati, di produrre l’energia che serve a riscaldare o a raffreddare l’edificio. Quindi questo direi è il punto centrale dello sforzo. Abbiamo anche dei pannelli termici per produrre acqua calda su alcuni dei tetti degli edifici e poi abbiamo cercato, oltre a questo, di ragionare in termini non solo di riduzione dell’impatto nella produzione ma anche di riduzione dei consumi.

Lo diceva anche lei, da una parte si è guardato all’aspetto della transizione ecologica, dall’altro si è cercato anche di stare attenti alle questioni della preservazione della biodiversità. In che modo? I

ntanto si deve sapere che il luogo dove siamo, i Parioli, oggi è un luogo urbano di ville residenziali, ma nella storia, nel XV-XVI secolo quando questo edificio è stato costruito, qui eravamo in piena campagna, c’erano vigne, c’erano orti, c’erano campi. Questo edificio che ha parecchie migliaia di metri quadri di giardino intorno, in un certo modo è quel che resta di questa campagna. E l’idea quindi è stata, ristrutturando l’edificio, non di tornare indietro nel tempo, questo non si può, ma di salvaguardare parti di giardino come fossimo nel XVI-XVII secolo. Quindi ci sono 250 metri quadri di prato in realtà naturale, selvaggio, dove insetti, piccoli roditori, animaletti, uccelli eccetera possono sviluppare una piccola vita come se l’edificio e la città non ci fosse.

Poi abbiamo un giardino mediterraneo, un orto in realtà, dove produciamo frutta, verdura, legumi eccetera, cose che ci permettono poi di offrire ai nostri ospiti i prodotti del nostro giardino e poi un altro, un terzo giardino che noi chiamiamo dei profumi o degli odori, dove immaginarsi della salvia, del rosmarino, delle erbe aromatiche eccetera. Questi tre ambienti creano tre biotopi, tre ambienti specifici che permettono a diverse specie di animali di svilupparsi.

Ampliando lo sguardo, quando parliamo di crisi climatica, ovviamente ogni stato, ogni governo deve lavorare per fare la propria parte nel lavoro di mitigazione dei cambiamenti climatici. È pur vero però che stiamo parlando di una crisi planetaria globale e quindi è importante anche una certa integrazione delle politiche nazionali dei diversi paesi. Ecco ora, la Svizzera, un paese che si trova nel cuore dell’Unione Europea, pur non facendone parte. In che modo riesce a cooperare su questi temi con l’Unione Europea in generale e con l’Italia in particolare?

Guardi, in realtà è un doppio problema, una doppia sfida. Una sfida è sicuramente istituzionale, cioè inserirsi in un ambito giuridico che l’Unione Europea si è data come Stato terzo, quindi come Stato non membro. Per questo ci sono degli accordi bilaterali, degli accordi internazionali, degli accordi o con l’Unione Europea o con gli Stati membri, o convenzioni che esistono in parallelo all’Unione Europea. Sto pensando alla Convenzione delle Alpi, per esempio, che prevede parecchie disposizioni che vanno in questo senso, nel senso di un uso ragionevole delle risorse, pensando all’acqua, all’aria, ai trasporti e via di seguito.

Poi abbiamo parecchi accordi bilaterali con l’Unione Europea che benché non siano direttamente accordi in ambito ecologico, hanno però una valenza ecologica. Penso all’accordo sui trasporti su strada o su ferrovia, grazie al quale noi possiamo offrire un passaggio attraverso le Alpi alle merci che vanno da nord a sud, o da sud a nord, un trasbordo su ferrovia di merci che oggi viaggiano su strada, che è anche un contributo all’ecologia. Abbiamo finito di negoziare qualche settimana fa un accordo sull’elettricità con l’Unione Europea, che permetterà alle reti svizzere e alle reti europee di integrarsi.

Ridurre i costi vuol dire aumentare l’efficienza e quindi in un certo senso essere migliori anche da un punto di vista ecologico. Abbiamo una miriade di cooperazioni che tendono a migliorare l’efficienza energetica. Abbiamo un accordo sulla ricerca, un accordo sull’educazione, abbiamo ricercatori italiani in Svizzera, svizzeri in Italia, abbiamo una ricerca comune sull’atomo.

Stiamo lavorando in tantissimi ambiti per essere migliori nei due capitoli che abbiamo evocato prima, cioè da una parte fonti di energia rinnovabili e riduzione dei consumi energetici, salvaguardando l’economia che vogliamo salvaguardare. Penso che il fatto di non essere uno Stato membro dell’Unione Europea renda un po’ più complicato a volte la discussione istituzionale. Non siamo sempre allo stesso tavolo, ma da un punto di vista degli obiettivi e degli strumenti che abbiamo saputo sviluppare la differenza non è enorme.

L’articolo La svolta green dell’Ambasciata svizzera a Roma proviene da Notizie da TeleAmbiente TV News.

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