Sono tre le azioni legali portate avanti da associazioni come Greenpeace, WWF Italia, Legambiente e LIPU: prima un ricorso al TAR del Lazio, poi una diffida al CIPESS e infine un reclamo alla Commissione europea. Ecco per quali ragioni.
Il governo Meloni va avanti con il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina, che resta però insostenibile dal punto di vista ambientale ed economico. Se i costi economici sono esorbitanti e in continua ascesa, incalcolabile è l’impatto dell’opera dal punto di vista ambientale e della vivibilità dei luoghi interessati. Anche per questo, associazioni ambientaliste come Greenpeace, WWF Italia, Legambiente e LIPU hanno già fatto ricorso alle vie legali. Prima un ricorso al TAR del Lazio contro l’ok della Commissione tecnica Via-Vas, poi una diffida al Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile (CIPESS) composto da otto ministri e presieduto da Giorgia Meloni, e infine un reclamo a Bruxelles per possibili violazioni delle direttive europee. A presentare le ragioni dei ricorsi, le stesse associazioni una conferenza stampa organizzata alla Camera dal deputato Angelo Bonelli.
“L’impatto del Ponte ormai è ufficiale e certificato: non ci sarebbe l’impasse del governo rispetto alla convocazione del CIPESS se non ci fosse un impatto ambientale che rimette l’approvazione dell’opera ad una deroga che è in capo all’Unione europea. Un impatto ambientale su siti di interesse comunitari, noi come associazioni denunciamo anche le violazioni di una mancata procedura, la Valutazione Ambientale Strategica, che avrebbe risolto molte cose se fosse stata fatta” – ha spiegato Gaetano Benedetto, presidente del Centro Studi del WWF Italia – “L’opera si sarebbe dovuta confrontare rispetto ad altre ipotesi, il rapporto costi-benefici sarebbe stato più evidente, più pubblico e più analizzato. Tutta una serie di aspetti, che sono stati sottovalutati in sede di Valutazione di Impatto Ambientale, sarebbero stati trattati con un sistema partecipativo“.
“Siamo qui per continuare la nostra battaglia contro quest’ombra che, a geometrie variabili negli anni, incombe sullo Stretto e ritorna pesantemente. Pensare all’immagine di questi 3,5 chilometri che collegherebbero la Calabria e Sicilia vuol dire non pensare alle tre ore di viaggio in treno da Messina a Catania, oppure le otto ore necessarie da Ragusa a Trapani per spostarsi sul mezzo di trasporto pubblico” – il commento di Roberto Scacchi, responsabile Mobilità di Legambiente – “Significa non pensare all’enorme spesa che comporterebbe la realizzazione del Ponte, quasi 15 miliardi che sono ben oltre qualsiasi schema economico, soprattutto se pensiamo alle grandi opere e ai grandi ponti europei. Quello di Øresund, tra Copenaghen e Malmö, è costato dieci volte di meno al chilometro e collega la Scandinavia all’Europa“.
“Anche la LIPU, insieme alle altre associazioni presenti, ha partecipato ai ricorsi presso la Commissione europea riguardo al Ponte sullo Stretto. In particolare, mi preme evidenziare che il Ponte avrà un impatto fortissimo sui siti della Rete Natura 2000, la rete europea designata per la difesa degli habitat e delle specie più a rischio a livello europeo” – il punto di Giorgia Gaibani, responsabile del Settore Rete Natura 2000 e Difesa del Territorio della LIPU – “Tutte le Valutazioni di Incidenza, realizzate dal 2003 a oggi, hanno dimostrato a livello scientifico, sulla base di criteri rigorosi, che ci sono degli impatti fortissimi. Nonostante questo, ancora oggi ci ritroviamo un progetto che rimane estremamente impattante, senza nessuna possibilità di modifica per renderne sostenibile la realizzazione“.
“Salvini dovrebbe cominciare a dire la verità agli italiani: il suo folle progetto del Ponte sullo Stretto di Messina ha avuto un parere negativo per quanto riguarda la Valutazione di Incidenza Ambientale, perché in quell’area esistono vincoli europei” – ha spiegato l’onorevole Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi-Sinistra, che ha organizzato la conferenza stampa alla Camera – “Stanno tentando di bypassare i vincoli ambientali in maniera truffaldina e su questo siamo intervenuti e interverremo presso l’Unione europea. Un progetto che costa 15 miliardi di euro, mentre in Sicilia e in Calabria non ci sono treni, depuratori e scuole“.
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