(Adnkronos) – E’ senza limiti il pressing politico e militare della Cina su Taiwan. Hanno fatto scattare l’allarme i nuovi ‘giochi di guerra’ della Repubblica popolare intorno all’isola, indipendente e che rivendica la sua democrazia. E appare senza limiti anche la crescita delle spese per la Difesa del Dragone di Xi Jinping.
Quest’anno, come per il precedente e anche nel 2023, è stato annunciato un 7,2% in più rispetto al 2024. Un anno in cui la Cina, da sempre criticata per la sua scarsa trasparenza, continua a puntare a un tasso di crescita economica di “circa il 5%”. Target considerato ambizioso dagli osservatori, da chi meglio legge tra le righe la Repubblica popolare in cui Xi, ai vertici del potere dal 2012, insiste sull'”ammodernamento della Difesa nazionale e delle Forze armate”, un obiettivo da raggiungere entro il 2035, nel mezzo dell’escalation della guerra commerciale con gli Stati Uniti e della crescente incertezza a livello geopolitico.
Uno dei punti fermi, da anni, è che Pechino vuole Taiwan, con i suoi 23 milioni di abitanti, come parte integrante della Repubblica popolare, vuole quella che considera una “riunificazione” senza escludere l’uso della forza. E l”assertività’ della Cina si manifesta in particolare nello Stretto di Taiwan e nel Mar cinese meridionale.
Nel 2013 le spese dichiarate per la Difesa erano a 720 miliardi di yuan, ricordano le analisi dello Stockholm International Peace Research Institute. Oggi si parla di 1,78 trilioni di yuan, l’equivalente di poco meno di 250 miliardi di dollari (a fronte degli oltre 800 miliardi degli Stati Uniti), come emerso a marzo durante i lavori delle ‘Due Sessioni’, l’evento politico dell’anno nel gigante asiatico. Tuttavia, anche secondo il Pentagono, la vera spesa della Cina per la Difesa potrebbe essere ben superiore, il 40% in più o ancor di più, per le ‘voci’ che vengono fatte ricadere altrove. In ogni caso, evidenzia Foreign Policy, la Cina è seconda dietro agli Stati Uniti nella classifica mondiale delle spese per la Difesa e ha già la Marina più grande al mondo dopo aver aumentato per decenni, ogni anno, il budget della Difesa. Senza contare milizia marittima e Guardia Costiera, sempre più spesso coinvolta nelle manovre intorno a Taiwan.
Nel 2023 la Cina ha speso l’equivalente di oltre 15 miliardi di dollari, il 7% del budget annunciato per la Difesa, per le esercitazioni con missioni navali e aeree nel Pacifico occidentale secondo una stima fatta a Taiwan dai militari, visionata dall’agenzia Reuters l’anno successivo e all’epoca rilanciata anche dal Taipei Times a testimonianza degli ‘investimenti’ del Dragone nelle attività militari intorno ai Paesi vicini e a Taiwan, con una manciata di alleati nel mondo e che negli anni ha avuto gli Stati Uniti tra i più forti sostenitori a livello internazionale pur riconoscendo la “politica di un’unica Cina” cara a Pechino.
La Cina sviluppa nuovi sistemi missilistici, caccia, unità navali, sottomarini, sistemi di sorveglianza. Lo scorso anno la terza portaerei della Cina, la Fujian, ha effettuato la prima prova in mare e presto potrebbe arrivare una quarta portaerei. E la Repubblica popolare ha varato una nuova nave d’assalto anfibio, la Sichuan. All’Airshow China 2024 ha debuttato il caccia stealth J-35A. I militari sembra continuino ad addestrarsi, soprattutto sullo ‘scenario Taiwan’. Nelle ultime settimane le ‘novità’ della Cina che hanno attirato l’attenzione degli esperti di difesa e della stampa internazionale e alimentato i timori per Taiwan sono stati un sistema di chiatte, tre unità collegate l’una all’altra per creare una ‘strada’ di centinaia di metri dalla riva fino alla spiaggia e risolvere problemi logistici di sbarco, e un’ ‘arma’ che sarebbe in grado di tranciare cavi per le telecomunicazioni o il trasporto di energia, anche ben protetti, a profondità che arrivano fino a 4.000 metri. Si aggiungono le tattiche della “zona grigia”, spesso impiegate dalla Cina, un atto di interferenza ostile, ma non un conflitto ‘aperto’.
Il 2027 è l’anno in cui si dice la Cina possa essere pronta a invadere Taiwan e la data è ‘entrata’ in un documento ufficiale dell’isola, con un presidente che considera il Dragone una “forza ostile” e che ha promesso di aumentare “il budget della difesa” fino a oltre il 3% del Pil. A luglio, nell’ambito delle esercitazioni che si tengono ogni anno, i militari di Taiwan simuleranno la difesa dell’isola da un possibile attacco cinese “nel 2027”, ha confermato nei giorni scorsi il ministero della Difesa di Taipei che in un rapporto presentato in Parlamento afferma che gli scenari di quest’anno si baseranno su incursioni legate a una possibile “invasione cinese di Taiwan nel 2027”. Come evidenzia il New York Times, c’è un dibattito aperto sulle intenzioni di Pechino, sulla portata dell’emergenza e le capacità del gigante asiatico. Intanto il Dragone sembra andare avanti nonostante i tanti scandali “corruzione” degli ultimi anni che hanno visto protagonisti anche omai ex ministri della Difesa. Serve la forza a salvaguardia della pace, dicono da Pechino. Ma, secondo una recente analisi di Timothy Heath per il think tank Usa Rand Corporation, la Cina non si starebbe preparando per combattere una guerra, per un attacco a Taiwan e l’ammodernamento dell’Esercito popolare di liberazione è invece da collegarsi alla missione di sempre, mantenere al potere il Partito comunista cinese, un Partito-Stato.