ROMA – Appena Trump è salito sul palco e ha cominciato snocciolare percentuali come un conduttore di telequiz, tutti i migliori analisti del mondo si sono fiondati sulle semplicistiche tabelle che il Presidente americane mostrava al mondo. Un 20% qui, un 34% là… nella lista ci sono finite persino delle remote isole antartiche abitate solo dai pinguini. Mentre crollano tutte le Borse del mondo, molti Paesi sostengono che i numeri non hanno alcun rapporto con la realtà. Il ministro del commercio della Nuova Zelanda per esempio insiste sul fatto che loro non applicano una tariffa del 20% alle importazioni dagli Stati Uniti, come suggerito da Washington, e il primo ministro australiano, Anthony Albanese, dice che la misura non ha “alcuna base logica”. Peraltro, aggiunge giustamente, “una tariffa reciproca sarebbe pari a zero, non al 10%”. E’ matematica for dummies.Ma il mistero potrebbe aver trovato una soluzione, grazie ad un giornalista economico, James Surowiecki. L’ha scritto su X: secondo lui gli americani “non hanno effettivamente calcolato le aliquote tariffarie più le barriere non tariffarie, come dicono di aver fatto. Invece, per ogni Paese, hanno semplicemente preso il nostro deficit commerciale con quel Paese e lo hanno diviso per le esportazioni verso di noi. Quindi abbiamo un deficit commerciale di 17,9 miliardi di dollari con l’Indonesia. Le sue esportazioni verso di noi ammontano a 28 miliardi di dollari. 17,9/28 = 64%, che Trump sostiene essere la tariffa doganale che l’Indonesia ci addebita”. Poi, spiega ancora, quel numero è stato diviso a metà per “gentilezza”, come l’ha chiamata Trump. Capito?Sembra aver colto nel segno, gli riconoscono un po’ di esperti. E anche una prima spiegazione dei calcoli, successivamente pubblicata sul sito dell’ufficio del rappresentante commerciale degli Stati Uniti, pare confermare che l’amministrazione ha utilizzato i deficit commerciali divisi per le importazioni come metodo di calcolo.
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.it