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In Siria Israele bombarda ancora: le vittime sono almeno undici


ROMA – Secondo attacco delle forze militari israeliane in Siria in meno di 24 ore, con un bilancio di almeno 11 persone uccise. Lo riferisce la testata Al-Araby Al-Jadeed. Dopo i raid della notte scorsa contro alcune zone di Damasco e Hama, l’esercito ha condotto un’incursione nel sud-ovest, nel governatorato di Daraa. Sul loro canale Telegram, le autorità di Daraa hanno inoltre fatto sapere che “le forze di occupazione sono avanzate per la prima volta in profondità” nel territorio siriano tramite mezzi di terra. I militari si sono spinti nella provincia dell’omonima città di Daraa e in alcune zone di Quneitra, dopodiché hanno bombardato la città di Nawa, dove hanno causato morti e feriti. Il governo provinciale ha aggiunto: “L’esercito di occupazione israeliano sta invadendo con diversi veicoli militari la foresta della diga di Al-Jabaliya, vicino alla città di Nawa, a ovest di Daraa, e ciò è coinciso con il sorvolo della zona da parte di aerei da ricognizione”, ha affermato il governo provinciale di Daraa. Il governo siriano ha condannato con forza gli attacchi e le uccisioni.

Stando a una nota diffusa dall’agenzia statale Sana, il ministero degli Affari esteri ha definito l’azione come una “palese violazione del diritto internazionale e della sovranità della Siria” e ha fatto appello alla “comunità internazionale, affinché prenda una posizione ferma che prema Israele a rispettare il diritto internazionale”, riprendendo anche a rispettare l’Accordo di disimpegno del 1974, che sanciva il cessate il fuoco tra i due Paesi. Dopo la caduta del regime di Bashar Al-Assad, lo scorso 8 dicembre, il governo di Tel Aviv ha infatti definito “sospesa” quell’intesa “finché l’ordine in Siria non sarà ripristinato”.

In queste ore, Israele ha giustificato le aggressioni con raid mirati a obiettivi terroristi. Tuttavia, stando a indiscrezioni raccolte dall’agenzia Reuters, Israele starebbe puntando a indebolire il nuovo governo di transizione, preoccupata dal fatto che la Siria possa diventare “un protettorato turco”, per via dei forti legami che legano ad Ankara il gruppo islamista alla guida del paese: Hayat Tahrir Al-Sham.
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