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La rabbia di Elena Cecchettin: “Le narrazioni dei femminicidi continuano a essere sbagliate”


BOLOGNA – “Vedo ancora troppe poche narrazioni accettabili riguardo ai femminicidi. Fa arrabbiare che le cose non vengano raccontate come si dovrebbe. Ci sono dei manifesti, delle liee guida per reporter e giornalisti. E vengono seguite poco o mai. Allo stesso tempo questi reporter tempestano la mia famiglia di chiamate e messaggi a catena, nemmeno avvisando prima di chiamare. E sinceramente sono stanca. Se volete scrivere un articolo scritto bene, potete farlo. Ci sono i mezzi per capire come scrivere di femminicidi senza mancare di rispetto a nessuno e delineano la gravità sociale di questo fenomeno”. Elena Cecchettin, sorella di Chiara vittima di femminicidio a novembre 2023 per mano del suo ex fidanzato Filippo Turetta, si sfoga sui social dopo gli ultimi due casi di femminicidi emersi nl giro di due giorni: Sara Campanella, accoltellata a morte in strada a Messina da un uomo che si era invaghito di lei e la stalkerava da due anni, e Ilaria Sula, uccisa e poi messa dentro una valigia buttata in un dirupo in provincia di Roma dall’ex fidanzato che aveva lasciato.

LO SFOGO DI ELENA CECCHETTIN

Quello di Elena Cecchettin, costretta in questi ultimi due giorni a rivivere il dolore per la perdita della sorella dalle agghiaccianti notizie di femminicidi, è uno sfogo contro i giornalisti, che da due giorni la cercano (e cercheranno anche il padre, Gino) per commentare i nuovi terribili fatti accaduti. Femminicidi che non si arrestano, che continuano ad avvenire e a sconvolgere le famiglie delle vittime ma anche, ogni volta di più, la coscienza di molte persone. Perchè un modo per fermare questa deriva deve essere trovato. Un modo per educare le persone fin da bambini – maschi, soprattutto – al rispetto della vita umana. Si è tanto parlato, dall’onda di indignazione che si sollevata dopo il femminicidio di Elena Cecchettin di educazione sessuale e affettiva nelle scuole. Ma ancora di concreto non si è mosso nulla.

LE PAROLE SBAGLIATE

Per Elena, anche il modo in cui la stampa racconta questi episodi è quasi sempre sbagliato ed è frutto di una cultura e società che non riesce a scrollarsi di dosso alcune etichette e schemi mentali. Lo si dice ormai da tempo: non si può parlare di “tragedia” per un uomo che accoltella una donna che non ci sta. E men che meno si può dire che un ex fidanzato che toglie la vita alla ragazza che lo ha lasciato abbia agito spinto da motivi “passionali”. Perchè è una lettura riduttiva (quella della tragedia) e giustificativa (quella della passione). Ma quale passione, siamo semplicemente di fronte ad analfabeti emotivi che non hanno compreso di avere di fronte donne, persone, che non sono oggetti e non sono di loro proprietà. Ebbene, ecco cosa scrive Elena: “Non dobbiamo per forza essere noi, famiglie di vittime precedenti, a raccontare e ad analizzare la questione. Una narrazione adeguata dei femminicidi non può dipendere solo da sopravvissuti e sopravvissute. Assumetevi la responsabilità di informarvi e imparare il modo migliore per trattare questo notizie delicate senza dover ricorrere per forza a quello che pensano vittime precedenti. Anche perchè siamo umani e per me rivivere certe situazioni estremamente raggelanti non è sempre facile. Mi sento di esprimere la più grande vicinanza alle famiglie e amici di Ilaria Sula e Sara Campanella”.

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