ROMA – Un rattoppo è ‘come un cecchino che prima o poi punta qualcuno e spara’. Così è morto il 7 aprile del 2022, a 19 anni, Leonardo Lamma su Corso Francia a Roma, a bordo della sua moto Ktm. La ricerca della verità dei genitori, dopo tre anni di testimoni non ascoltati e di carte che non si trovano, come hanno raccontato all’agenzia Dire, è tutta in salita, ma non si arrenderanno fino al loro ultimo giorno di vita.
‘I nostri testimoni non sono mai stati ascoltati’, mai sentita la mamma Paola che quel giorno arriva sul posto quando suo figlio è a terra, coperto da un lenzuolo dorato, e lo riconosce solo dalla scarpa poco distante. Due richieste di archiviazione a cui si sono opposti e ora un nuovo Gip con indagini che dovrebbero scadere a inizio aprile e pare ne sia stata chiesta una proroga. Indagati al momento sono due dirigenti di Acea, per quella buca rattoppata che ha minato la sicurezza della strada, ma il comportamento e i rilievi dei vigili urbani, questa la denuncia dei genitori, avrebbe compromesso sin dall’inizio tutto l’accertamento della verità.
‘Mi ha preso il volto tra le mani e mi ha detto: signora ha fatto tutto da solo. E’ la prima e unica cosa che mi ha detto’, racconta Paola tornando a quel tragico giorno, quando a fatica cammina sul cordolo dello spartitraffico, avvisata da una telefonata di un amico del giovane, per arrivare sul posto dove suo figlio ha avuto l’incidente. Lei non vede bene, come ricorda, ‘la strada era completamente bloccata’, pensa che suo figlio, ferito, sia stato portato in ospedale, lo chiede finchè non vede il corpo a terra. Tre ambulanze, un tappeto di macchine ferme e le viene incontro una vigilessa per dirle quella frase che la fa innoridire. Quella e più nient’altro. Poi Paola urla, si dispera, ma chiede, vuole sapere la verità. La sensazione di quel momento, come lei stessa spiega, è che vogliano che lei si allontani dalla scena, le chiedono se ha bisogno di un calmante, ma lei insiste con tutti: ‘Nessun calmante, ditemi la verità, voglio sapere cosa è accaduto a mio figlio’.
‘I vigili si sono preoccupati che andassi via da lì, mi sembrava una farsa- racconta ancora- dicevano che Leonardo sarebbe andato al Gemelli e che dovevo recarmi subito in ospedale per il riconoscimento. Ho seguito le loro indicazioni’, ma il riconoscimento invece si farà solo il giorno dopo e i genitori decideranno di fare l’autopsia. L’esito è chiaro: nessun malore, niente alcol, niente droga. Sono sicuri del resto di chi sia il loro unico figlio: un ragazzo assennato, responsabile, preciso nella sicurezza della guida, innamorato dei motori, ma capiscono anche dal primo momento che la tragica fine del loro ragazzo rischia di rimanere senza un perchè. La tesi del destino e del fato è la più semplice nelle morti sulla strada e con i ragazzi giovani è facile incollarla sugli eventi, pensano.
‘Il cervello mi lavorava’ ripete la signora Paola: nessuno gli è andato addosso, Leonardo non andava veloce (diranno i verbali dei vigili), non ha avuto un malore. Perchè sbanda fino a perdere il controllo, con le macchine davanti, e cade sullo spartitraffico dove muore sul colpo rompendosi il collo? I genitori di Leonardo quella sera tornano a casa insieme ai familiari e a tanti dubbi. A mezzanotte un nipote torna sul posto e ‘li prende sul fatto- spiega la mamma di Leonardo- una squadra era al lavoro e avevano già grattato tutto il manto stradale, quello che dovevano fare prima evidentemente’. Cosa si affrettavano a coprire? Lì, tra il civico 159 e 147 di Corso Francia poco prima dove c’è il semaforo , dove c’era anche il materassaio e il negozio ‘La campagnola’ e dove qualche ora prima Leonardo aveva perso la vita, c’era infatti, come diranno molti testimoni e lo stesso materassaio, ‘una buca per i lavori di Acea, poi rattoppata con asfalto a freddo’ spiega papà Stefano che ha ritrovato anche i post fb in cui il presidente del Municipio si complimentava per la celerità dei lavori. Così la buca rattoppata, che era diventata un avvallamento come diranno molti, scompare proprio lo stesso giorno in cui Leonardo muore. I lavori li avevano fatti il 27 marzo, ricostruisce papà Stefano dalle carte, era stata rattoppata ed era diventata uno scalino con un binario in mezzo, come testimonieranno altri motociclisti che dichiareranno ai genitori di aver rischiato passando lì e che avevano avuto solo la fortuna di averla vista in tempo, magari in una situazione di minor traffico. Anche Paola segue il nipote quella notte. ‘Quando arrivo sul posto inveisco contro questi operai e il capo squadra- racconta- dirà che devono eseguire per forza, che non possono fare diversamente, ma mi rassicura di essere disponibile a testimoniare’, poi però non si renderà più reperibile e non uscirà mai, almeno fino ad oggi non è uscito, alcun documento su quei lavori e su chi li avrebbe ordinati, notte tempo. Forse, a quanto pare, ci sarebbe solo un Whatsapp.
‘Il 27 marzo si era rotta una tubatura e si era allagato tutto- ricostruisce papà Stefano- poi si è chiusa la buca con un rattoppo e hanno transennato. Fino al 31 sembra che questa transenna ci fosse. Dopo sono stati messi 2 birilli e un cartello, poi è sparito tutto ed è rimasto questo avallamento con uno scalino, come ha testimoniato il materassaio che ha il negozio li’ e come numerose foto documentano. Dunque nessuna segnalazione a beneficio della sicurezza di chi passava su quel tratto urbano sempre molto trafficato’.Il procedimento penale (al momento la famiglia non ha intentato quello civile) parte male a quanto pare. Finiscono sotto indagine, dopo il ricorso alla prima richiesta di archiviazione, due dirigenti Acea. Ecco in fila tutte le anomalie che denunciano Paola e Stefano. ‘Non hanno sequestrato la strada, i vigili hanno messo la loro macchina sopra la toppa e i rilievi li hanno fatti dalla loro vettura in poi. Per noi questo è stato fatto in modo doloso’, puntualizzano riferendosi alla foto che si vede proprio dal verbale. ‘Tra le testimonianze prese- spiegano ancora- c’è una signora anziana sentita subito che però non aveva visto bene e che poi risentita da noi dirà cose diverse, e altre ‘portate’ a fare ammissioni sulla base di domande ad hoc, o un’ altra che da Torino ha mandato una mail’.’Abbiamo iniziato a chiedere ai commercianti- dicono- tutti pensavano che prima o poi lì ci sarebbe scappato il morto. Infine c’è il video della scuola Gesù Maria’ e si vedono gli ultimi istanti di vita di Leonardo: il sobbalzo, lui che sbanda prima di cadere. Soprattutto il sobbalzo, il giovane che prova a correggere lo sterzo fino alla fine.’Il Pm non dirà nulla sul rifacimento della strada, glielo riferisce il nostro avvocato. Il perito inoltre- precisa Stefano- è un vigile del primo Municipio, e per noi c’è un evidente conflitto di interesse. Il nostro perito, alla luce della toppa coperta, chiede di rifare il verbale e gli viene risposto con una risata che è impossibile’.Dopo la nostra prima opposizione ‘il gip ha chiesto un supplemento d’ indagine e cosi sono finiti indagati i due dirigenti Acea. Dopo sei mesi si arriva però di nuovo a chiedere l’ archiviazione e di nuovo ci siamo opposti. A fare le indagini, dicono con stupore, sono i vigili del Municipio XV. Ci hanno detto- riepiloga il papà di Leonardo-che i lavori erano previsti dal giorno prima, ma non è uscito nessun documento che lo attesti così come non si sa chi abbia tolto le transenne. Al nostro ricorso il gip è andato giù pesante e il pm ha fatto ricorso in Cassazione chiedendone la rimozione. La nuova gip ha disposto le indagini che sarebbero terminate i primi di aprile e sembrerebbe sia stata chiesta una proroga’.
I genitori di Leonardo hanno anche chiesto di incontrare il pm e quell’incontro ha lasciato in loro l’amarezza di una conferma: la tesi che aleggia a tutti i costi è quella della tragica fatalità. E’ questa la parola che la giustizia vorrebbe mettere sulla morte del loro unico figlio. ‘Come uomo vi capisco- ha detto il pm- però mi fido dei miei collaboratori’. Leonardo con i suoi 19 anni, questo è ciò che di inaccettabile respingono con forza i suoi genitori, diventerebbe così il facile capro espiatorio della fatalità. E’ giovane, semplice attriburgli, denunciano Paola e Stefano, un’imperizia di guida, magari una distrazione. Come se quella buca rattoppata non esistesse o non importasse, nonostante le testimonianze di tanti mai sentiti, come se l’asfalto sistemato quella stessa notte fosse previsto proprio quel giorno per coincidenza, fatalità anche questa. Come se le transenne tolte non avessero responsabili. ‘Tanto le vittime non possono più parlare’, dice Paola.
‘Il nuovo gip ha chiesto di interrogare il presidente del Municipio Torquati, il comandante dei Vigili, il capo del Simu (Dipartimento Sviluppo Infrastrutture e Manutenzione Urbana)’, precisa Stefano.’Leonardo guidava da 2 anni, non aveva mai avuto nessun incidente e a 16 aveva preso la patente presso una scuola guida. Seguiva tanti tutorial sulla guida sicura’, ricorda mamma Paola che riporta anche le parole che riferiva il vicino di casa quando l’osservava prepararsi per andare in moto: ‘Mi innamoro a vederlo- diceva- indossava i guanti, il casco, e tutto doveva essere perfetto anche il rumore della moto o non usciva’. E poi gli aneddoti con il meccanico Antonio al quale Leonardo ricorreva per ogni piccola anomalia della sua moto, appassionato e attento. Nulla era al caso per lui. Insieme ai familiari tutti gli amici di Leonardo sono rimasti uniti nel chiedere la verità. Uno striscione in sua memoria è apparso a corso Francia, ma è durato solo 3 ore, così come allo stadio sia con la Roma che con la Lazio non è stato possibile portarlo. Perchè, si domandano Paola e Stefano, cosa c’è sotto? ‘Quando siamo andati al comando della municipale a chiedere spiegazioni sullo striscione di corso Francia abbiamo visto tanto panico’, raccontano.’Diceva di esser nato nell’epoca sbagliata, che avrebbe voluto nascere ai nostri tempi- racconta il papà che rievoca tanti episodi di vita familiare in cui scherzi e condivisione di tante passioni riempivano le giornate di un giovane che diventava uomo- e sognava già la moto 350 che avrebbe comprato’. Le foto e i video su fb documentano la vita solare di un ragazzo felice, le rimpatriate, il mare. Amato, pieno di amici e passioni, con la testa sulle spalle. ‘Vogliono far credere che se la sia andata a cercare, che sia stata un’imprudenza’ denuncia sua madre. ‘I pm su questi casi credono alla tesi della fatalità e ai ragazzi si dà facilmente l’etichetta dei superficiali’, precisa Stefano. Ma questo non era il loro amato ragazzo. Leonardo quel giorno, i genitori ne sono certi anche sulla base della loro perizia, è stato preso da un cecchino: quella buca trascurata, rattoppata, e poi di corsa sistemata insieme al manto stradale guarda caso nella notte della sua morte.’Gli amici non mancano la messa ogni 7 del mese e spesso vengono a casa dove Leonardo è tornato. Non può stare in un posto come un cimitero’ dice sua mamma. Il cellulare è rimasto attivo, lui è rimasto presente in tutti i gruppi dei suoi amici e ogni tanto papà Stefano fa qualche incursione e scrive per lui. ‘Noi andremo avanti fino alla morte’ promette la mamma che almeno nella fede ha trovato un appiglio: ‘Abbiamo solo Leonardo’.
FOTO e VIDEO
Leonardo (momenti di vita e il giorno della tragedia); la buca transennata e il rattoppo
Il video della squadra al lavoro di notte
Il video del momento dell’incidente
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