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Scorte di cibo, acqua, farmaci (ma anche rifugi): così la Ue si prepara ad affrontare una guerra e altre catastrofi


BOLOGNA – Acqua, cibo, farmaci, una torcia, fiammiferi. Una sorta di kit di sopravvivenza che permetta di vivere per qualche giorno (72 ore, è l’ipotesi) di fronte al sopraggiungere di una drammatica emergenza. Uno scenario di guerra, principalmente, con attacchi armati. Ma anche terremoti, catastrofi naturali, incidenti su larga scala, o una nuova pandemia. Se ne discuterà oggi a Bruxelles, dove le due commissarie alla gestione delle crisi e agli affari sociali Hadja Lahbib (Belgio) e Roxana Minzatu (Romania) presentano oggi in Commissione europea la “Eu Preparedness Union Strategy”, che sarebbe la “Strategia dell’Unione europea per la preparazione”. Cosa c’è dentro? Trenta azioni per affrontare le cosiddette “grandi emergenze”, dove per emergenza si intende il rischio di una guerra che arrivi in Europa oppure una catastrofe ambientale, un cyber attacco oppure una pandemia. E all’interno di questo piano c’è anche l’idea, appunto, di distribuire a tutti i cittadini europei un piccolo kit di sopravvivenza con alcuni oggetti indispensabili: acqua, medicinali, una torcia, documenti d’identità, fiammiferi e cibo. Che permetta di affrontare una situazione gravissima anche in assenza di aiuti esterni. Quello che gli esperti chiamano lo “scenario peggiore”. Perchè, come tutti coloro che si occupano di gestione del rischio sanno bene, quello a cui prepararsi è sempre lo scenario peggiore, “the worst case”.

LA POSSIBILITÀ DI “AGGRESSIONI ARMATE”

Il documento che oggi viene presentato a Bruxelles (e arriva dopo la relazione dell’ex presidente della Finlandia Sauli Niinisto che ha paventato la minaccia russa sui loro confini) è stato anticipato dal quotidiano El Pais (che ne ha avuta una bozza) e ripreso da La Stampa. Eccone uno stralcio: “Dobbiamo prepararci a incidenti e crisi intersettoriali su larga scala, compresa la possibilità di un’aggressione armata che colpiscano uno o più Stati membri”. In particolare, si parla di “resilienza dell’Europa di fronte alla violenza armata che potrebbe essere messa alla prova in futuro”. E tra le ipotesi c’è anche quella di creare un comitato di crisi speciale, di cui faranno parte la Commissione Ue, l’Alto rappresentante per la politica estera e i 27 Stati membri.

DEPOSITI DI SCORTE E MAPPE DEI RIFUGI

Perchè immaginare una preparazione a una emergenza? Nel documento si dice che l’Unione europea “si trova di fronte a una nuova realtà”, in cui si profilano “rischi crescenti e profonda incertezza”. Ed è necessario che tutti i cittadini siano preparati e pronti a fare la loro parte: “La consapevolezza del rischio e delle minacce è essenziale per assicurare che tutti i cittadini diventino partecipanti attivi nella prevenzione dei rischi”, si legge nel documento. Tanto che le due commissarie europee immaginano anche programmi di formazione per le scuole. E, oltre ai kit di sopravvivenza, anche depositi dove stoccare tutto il necessario per essere pronti a fronteggiare situazioni complicate in cui manca tutto. E quindi mettere all’interno di magazzini medicinali, batterie di ricarica, scorte di cibo e acqua. E non è tutto: ai cittadini, oltre al kit, devono essere distribuite anche mappe che indichino dove si trovano i rifugi in cui si può trovare riparo. Per quanto riguarda l’Italia, di recente, era uscita proprio la notizia che il paese fosse sprovvisto in realtà di un adeguato numero di rifugi e bunker da utilizzare in caso di disastro nucleare.

IL CONTRIBUTO DEI CIVILI

E se davvero l’Europa dovesse ritrovarsi nel bel mezzo di una emergenza, non si può certo pensare che tutto venga gestito dalla Difesa e dai militari. Anche i civili saranno chiamati a fare la loro: “In un numero crescente di scenari, ad esempio emergenze sanitarie, eventi meteorologici estremi, attacchi ibridi e informatici, le autorità civili hanno bisogno di supporto militare. In caso di aggressione armata, le forze armate richiederebbero supporto civile per garantire il funzionamento continuo dello Stato e della società. Pertanto dobbiamo migliorare l’interazione tra attori civili e militari”.
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